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Toccare il colore: la mostra autunnale della Fondazione Mapfre

30/10/2019

Non tutti noi siamo soliti interrogarci su quali siano le dinamiche attraverso cui viene creata un'opera d'arte. I processi artistici prevedono l'uso di materiali differenti, di pratiche che sono cambiate con il passare del tempo e alle quali abbiamo attribuito un valore diverso a seconda dell'epoca storica. Siamo abituati a pensare ai colori non come dei materiali, ma come degli effetti di senso nella nostra percezione delle cose. I colori sono, prima di divenire immagine, dei materiali appunto, e quello che viene chiamato “medium” ossia il veicolo, ha una sua consistenza fisica ben specifica. Tra I materiali che hanno subito una chiara evoluzione a livello di percezione del proprio valore da parte degli osservatori, troviamo il pastello. I pastelli hanno una presenza singolare, molto diversa dai colori ad olio, tempera, o qualsiasi altro medium. E' per questo che la Fondazione Mapfre ha organizzato una mostra dal grande respiro, proprio sul tema del pastello, raccogliendo straordinari artisti che hanno segnato la storia dell'Arte, grazie anche ad importanti prestiti internazionali.

 

“Toccare il colore” è il titolo della mostra che vuole evidenziare proprio la sostanziale importanza della componente materica delle opere raccolte in questo periodo all'interno della casa Garriga Nogues. Fino al 5 di Gennaio sarà possibile vedere dal vivo opere create con i pastelli da alcuni dei più grandi artisti di tutti i tempi. Occorre ricordare che in passato intorno a questo medium sono esistiti tanti pregiudizi di natura formale. Prima di tutto i pastelli presentano una fragilità intrinseca, per la loro deperibilità. In secondo luogo venivano utilizzati per il ritratto, che in certe epoche è stato considerato un genere minore. Inoltre venivano utilizzati ampiamente da artiste donne, e da molti artisti in generale venivano utilizzati per realizzare bozzetti. Nel secolo XIX l'arte del pastello riconquisterà la sua autonomia rispetto alla pittura giungendo al suo apogeo. Nomi come Odilon Redon, Edgar Degas, Pablo Picasso, Joan Mirò sono soltanto alcuni tra quelli degni di essere menzionati tra I 68 artisti rappresentati da 96 opere distribuite su due piani in un percorso espositivo dalla qualità museale.

 

Tra i pregiudizi da sfatare (soprattutto in un'epoca, la presente, in cui il ruolo delle artiste donne sta essendo ampiamente rivalutato in una prospettiva storica), vi è quello che il pastello fosse intrinsecamente legato al lavoro di artiste donne, discriminazione in sè per sè incorretta. Ma proprio grazie a questo errore concettuale figlio dei pregiudizi del tempo, possiamo ricordare anche l'opera di grandi artiste donne, come Berthe Art (1857-1934), Louise De Hem (1866-1922), Mary Cassat (1844-1926), o Berthe Art (1857-1934).

 

Al di là delle categorizzazioni, questa mostra ha un oggettivo interesse dal punto di vista estetico perchè tratta della evoluzione di un mezzo espressivo che è servito in diverse forme in diverse epoche (I simbolisti amavano questo strumento perchè potevano ottenere effetti vaporosi per esaltare la natura del sogno e le atmosfere tenebrose, gli impressionisti invece utilizzavano il pastello perchè facile da trasportare ed utilizzare all'aria aperta, i surrealisti dal canto loro lo apprezzavano perchè assecondava la scrittura automatica, e via discorrendo).

 

Inoltre, questa rappresenta l'occasione giusta per addentrarsi nel mondo dell'uso del colore, che con le sue infinite declinazioni, costituisce il mezzo principe per esprimere concretamente il grande ventaglio delle emozioni umane, emozioni che vi travolgeranno di sicuro di fronte a capolavori di indelebile bellezza come quelli esposti in questa sede.  

 

Diana Di Nuzzo

 

 

 

 

 

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