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La situazione politica in Spagna e a Barcellona a pochi giorni dalle elezioni

C’è grande attesa per le elezioni generali in Spagna che si terranno il prossimo 28 Aprile, ma anche per le elezioni comunali a Barcellona e le europee che invece si terranno a Maggio. Per fare il punto della situazione politica, abbiamo deciso di intervistare un esperto: Armando Ferrari, genovese, classe 1959. Armando vive nei pressi di Barcellona stabilmente dal 1989, emigrato per lavoro, dal 2005 lavora nel Patronato INCA della CGIL dove si occupa di temi  previdenziali, assistenza su temi lavorativi e amministrativi, tra i quali l'assistenza per pratiche consolari. E’ membro dell’associazione AltraItalia e attivista politico.

 

 

 

 

1. Ciao Armando, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Manca poco tempo alle elezioni generali in Spagna e a quelle municipali di Barcellona. La situazione è quanto meno ingarbugliata e anche i sondaggi sono incerti. Puoi darci una visione generale su quello che potrebbe accadere, una breve analisi dei partiti e le loro possibili alleanze, sia a livello nazionale sia a Barcellona? Quali saranno gli obiettivi di governo dei vari schieramenti?

 

- Difficile fare previsioni su cosa potrà succedere. Se ci fidiamo dei sondaggi, l'unica cosa sicura è che si dovranno formare governi di coalizione. Non si prevede che nessun partito raggiunga il 30% dei voti.

A livello nazionale sembrerebbe che il voto si dividerà maggioritariamente fra quattro partiti: PSOE, PP, Cs e Podemos, con un nuovo invitato di pietra: Vox.

Sembra anche chiaro che gli schieramenti alternativi saranno quello della destra (PP+Cs) che se non sommeranno il 50% dei seggi (probabile) dovranno scendere a patti con Vox come hanno fatto recentemente in Andalusia. Dall'altro lato lo schieramento probabile è PSOE+Podemos che a loro volta, se non raggiungono il 50% (probabile) dovranno scendere a patti con i vari nazionalismi (PNV, Bildu, ERC, PDeCat), vale a dire ripetere la stessa maggioranza che permise a Pedro Sanchez di arrivare alla Moncloa con la mozione di sfiducia a Rajoy e che andò in pezzi al momento di votare la legge di bilancio.

Una maggioranza PSOE+Cs che sembra che molti elettori vorrebbero, è stata esclusa in partenza da Rivera di Cs (Pedro Sanchez in cambio gioca sull'ambiguità). Comunque non è da escludere che nemmeno questo binomio raggiunga il 50% e non si vede all'orizzonte nessuna forza politica che vorrebbe entrare in un trio con questa coppia.

A Barcellona città la cosa può essere più semplice. L'ayuntamiento (che non ha nemmeno da lontano il potere politico-amministrativo che hanno i nostri comuni italiani), si può governare comodamente in minoranza. Basta negoziare una maggioranza per il voto di investitura e si governa per quattro anni. Una volta all'anno si vota il bilancio e se l'opposizione non si unisce per creare una nuova maggioranza di governo, il bilancio passa anche con i soli voti della giunta di Governo. E' quello che è successo in questi quattro anni di governo Colau. Barcelona en Comù ha governato la città con il 25% dei voti. L'opposizione divisa fra indipendentisti (Ciu o PdeCat  o come si chiami+Erc+Cup) e non indipendentisti (PSC+Cs+PP) non poteva evidentemente  creare un'alternativa di governo e Colau è sopravissuta fra venti e maree.

Se le cose sono semplici dal punto di vista della governabilità, non vuole però dire che sia facile fare un pronostico. Tutto fa pensare che ERC sarà il partito più votato quindi il nuovo sindaco tornerà a chiamarsi Maragall. Se non fossero sicuri di arrivare primi, i repubblicani si sarebbero sicuramente lasciati incantare dalle sirene di Puigdemont ed avrebbero accettato una lista unica indipendentista,  pur di conquistare l'altro lato di Plaza Sant Jaume. Se non l'hanno fatto è perchè sono sicuri di vincere.

 

 

 

2. La Spagna rischia con queste elezioni di far emergere forze di estrema destra come Vox, sulla cresta dell’onda della popolarità di Salvini in Italia, della Le Pen in Francia e dei partiti di ispirazione neo-nazista dell’est e del nord Europa. A cosa pensi che sia dovuto questo fenomeno? Pensi che si tratti solo di un fenomeno sociale o è dovuto in qualche modo anche a cattive amministrazioni da parte della sinistra?

 

- La frammentazione del voto è un fenomeno comune in tutta Europa. Nessun governo europeo governa con la maggioranza assoluta di un partito. La Francia con il sistema elettorale a doppio turno e il Regno Unito con il sistema uninominale possono mascherare il risultato però nè Macron nè May (e nemmeno Merkel) rappresentano partiti maggioritari. Sono solo i più votati.

In questa situazione emergono partiti minoritari che possono essere determinanti. Alcuni sono partiti di destra populista che si rivolge alle viscere degli elettori più che ai loro cervelli (al cuore non ci punta più nessuno).

La Spagna non è più un'eccezione. Per molti anni la destra è stata compatta dietro al PP (ed ai nazionalisti moderati in Catalunya e Pais Vasco), ma la trama Gurtel è stata per il PP quello che furono "mani pulite" per la Dc (e il PSI e il PRI, e il PSDI, ecc. ecc.) e anche la destra è andata in pezzi. Una parte del'elettorato è andato a Cs ed un'altra sembra che vada verso Vox.

Preoccupante certamente. Per i diritti dei cittadini, delle donne, dei lavoratori. Pericolosa per la medesima idea (ideale) di un'Europa senza frontiere.

Un ritorno agli stati nazionali forti e centralizzati. Un'illusoria teoria di ritorno alla "sovranità" nazionale (ormai impossibile di fatto). Ma anche una restaurazione (controriforma) di un'illusoria comunità omogenea per etnia, lingua, religione, che nel fondo nasconde concezioni razziste. Chiamarla solo xenofobia è una forma politicamente corretta di dire che abbiamo scoperto che i fantasmi del passato continuano a vivere in mezzo a noi. Che ci eravamo illusi di aver ucciso il serpente, ma che il suo ventre era ancora fertile e che possiamo vedere chiaramente cosa si nasconde dentro al suo uovo.

La crisi economica è stata, a mio avviso, il primo motivo che ha fatto (ri)emergere il problema. La sinistra, più che per la cattiva amministrazione, che c'è stata, ha la colpa di non aver saputo disegnare una strategia economica, ma anche politica, per affrontare la crisi. Una strategia alternativa ai poteri forti mondiali (FMI, Banco Mondiale, FED, BCE) che sono quelli che davvero comandano senza essere stati eletti da nessuno e che alcuni elettori sprovveduti sperano di combattere portando al governo "uomini della provvidenza".

 

 

 

3. La destra di Rajoy ha ostacolato con tutte le forze l’indipendentismo catalano, mentre i socialisti di Sanchez hanno aperto al dialogo, salvo poi essere traditi proprio dagli alleati catalani. Quanto e in che modo la situazione catalana potrebbe influire sulle intenzioni di voto dei cittadini spagnoli?  

 

- La situazione catalana influisce da molti anni nella politica spagnola. Anni fa i nazionalisti catalani erano la stampella dei governi spagnoli (prima con Gonzalez, poi con Aznar e con Zapatero) fino a che sono diventati il pomo della discordia con il ricorso del PP allo Statuto della Catalogna (quando ancora i nazionalisti mantenevano in vita i governi socialisti).

Dopo un primo ritorno di fiamma nel quale il PP aveva permesso a Mas di governare, quest'ultimo scelse la via della fuga in avanti pur di mantenersi nel potere. Sentendo sul collo il fiato di una ERC che cresceva fra il suo elettorato moderato stanco dei tagli ai servizi, decise diventarne alleato, cosa che in passato i nazionalisti moderati avevano sempre evitato. Incluso quando avrebbero potuto fare una maggioranza con loro.

Alla fine Mas e dopo di lui Puigdemont ed adesso Torras, solo hanno potuto allungare l'agonia del nazionalismo di destra. Dopo il miraggio delle elezioni del 21D, sembra che arriva la resa dei conti per gli eredi di Pujol che si prevede che affondino nell'insignificanza.

ERC alla fine li avrà divorati. Una ripetizione del mito di Giove e Saturno. Comunque sono riusciti a sopravvivere sei o sette anni in più e comunque si ricicleranno. Risorgeranno dalle loro ceneri come sempre anche se con altre piume.

Per anni li abbiamo sentiti dire (fra risolini falsamente trattenuti) che grazie a Rajoy in Catalunya aumentavano gli indipendentisti. Adesso si offendono se dici loro che Vox è cresciuto in Spagna anche grazie a loro.

Chissà questo sarà il maggior effetto della situazione catalana nella politica spagnola.

 

 

 

4. A Barcellona invece la sinistra sembra ancora in vantaggio sulla destra, ma l’attuale alcaldesa Colau potrebbe essere costretta a cedere la sua poltrona alla Esquerra Republicana. Barcelona en Comù, il partito della Colau appunto, sembra perdere molti voti rispetto alle precedenti elezioni. Come possiamo spiegare questa previsione? Quali sono le maggiori colpe della Colau? E quali sono stati invece i pregi della sua amministrazione?

 

Personalmente credo che l'esperienza Colau sia stata alla resa dei conti positiva per la città. Ha fatto quello che ha potuto con la maggioranza risicata che aveva e considerndo a quanti poteri forti aveva di fronte. Almeno è stata una boccata d'aria fresca ed un cambiamento di stile.

Errori ne ha fatti sopratutto dal punto di vista delle alleanze. Si è barcamenata un po' fra indipendentisti e non indipendentisti, senza prendere mai partito in modo chiaro. Comprensibile, considerando anche il fatto che era una divisione che aveva anche dentro casa e lo dimostra il fatto che il suo stesso movimento ha avuto ultimamente varie fughe d'acqua che hanno origine in  questo problema (caso  Facchin al principio, caso Nuet ultimamente). Probabilmente perderà voti propio per gli scontenti di un lato che andranno verso ERC e quelli dell'altro che andranno verso il PSC. Un po' se l'è cercata.

Purtroppo sembra che sarà un'esperienza con data di scadenza. Forse per una manciata di voti l'alcaldia passerà da Colau a Maragall dando l'impressione che i nazionalisti-indipendentisti conquistano il municipio anche se in realtà sarà un semplice sorpasso far i due partiti di testa.

In realtà sembra che non avremo a Barcellona un'amministrazione a maggioranza indipendentista, ma una alleanza ERC+Comuns.  Non è un caso che Elsa Artadi del partito prima chiamato CiU parla apertamente di "far fuori Colau" mentre ERC fa una campagna solo in positivo. Almeno (consoliamoci) la disgiuntiva a Barcellona non sarà l'indipendenza, ma l'asse destra/sinistra. Certo, una sinistra in parte nazionalista, che a molti di noi italiani sembra un ossimoro.

Qui  si ha l'impressione  che basta sostituire la parola "nazionalismo" con "indipendentismo" e le coscienze di sinistra si sentono più tranquille. Noi invece, che siamo all'antica, purtroppo anche per motivi anagrafici, non riusciamo a capire come si voglia l'indipendenza senza essere nazionalisti.  Mi consolo pensando che nel fondo significa che "nazionalista" conserva  ancora un significato negativo. Non tutto è perduto allora.

 

Qui sotto nelle foto: Umberto Bossi al parlamento italiano con la maglietta pro-indipendenza

e alcuni manifestanti in strada a Barcellona

 

 

5. Potrebbero essere elezioni decisive, appunto, anche sul piano dell’indipendenza catalana. Se ne parla da anni ormai, ma non è stato mai trovato un punto di svolta e attualmente sembra in crescita l’opposizione degli anti-indipendentisti. A noi italiani, in questa situazione verrebbe da dire “tanto fumo e niente arrosto”. Esiste davvero una possibilità di cambiamento o il treno dell’indipendenza è ormai passato? E se c’è, in che modo e quando potrebbe essere realizzata?

 

- Come dici giustamente dell'indipendenza se ne parla ormai da anni e continuiamo al punto d'inizio. Ci sono due posizioni alternative che non si sono mosse dalla loro posizione. Ci sono stati movimenti di voti dentro ai due fronti, ma nulla è cambiato. Ci sono state numerose elezioni (una addirittura doveva essere "plebiscitaria) ed il nazionalismo indipendentista non è mai riuscito a raggiungere la metà dell'elettorato, ma nemmeno è diminuito. Può ancora durare per anni.

Solo un aumento sostanziale del voto agli indipendentisti potrebbe forzare una soluzione, forse un referendum. Ma per adesso questa maggioranza non c'è e non c'è mai stata, nonostante il lavoro dei mezzi di comunicazione catalani pubblici e "concertados".

 

 

 

6. L’1-O è stato, secondo molti, un tentativo ridicolo di colpo di stato, Puigdemont in fuga a Bruxelles e arrestato dopo inseguimenti che neanche James Bond, Junqueras che impartisce ordini dal carcere, il governo di Sanchez è caduto anche per colpa degli indipendentisti catalani… le prospettive di indipendenza non sono certo rosee partendo da questi presupposti. Quali pensi che siano state le maggiori mancanze da parte degli indipendentisti? E quali sono invece i pregi?

 

- Se mi permetti comincerei dai pregi. Il movimento nazionalista catalano ha dimostrato una capacità di resistenza negli anni invidiabile. E' riuscito a mantenere viva un'idea ed un progetto politico contro vento e marea. Ha saputo riciclarsi continuamente forgiando alleanze improbabili (gli eredi di Pujol con la CUP!), inventando sempre slogan e parole d'ordine nuove (lo spoglio fiscale, la repubblica, il diritto all'autodeterminazione). Quando  la realtà li smentiva, riuscivano sempre a compattare le file. Convocano elezioni plebiscitarie e li vota meno del 50%, dicono che l'80% dei catalani sono a favore di un referendum ma quando li convocano (due) va a votare solo il 35% degli aventi diritto al voto (solo i loro).

Preconizzano una repubblica catalana libera e ricca, membro della UE, riconosciuta internazionalmente e quando la dichiarano durante trenta secondi, nessuno li appoggia, le aziende scappano ed i risparmiatori trasferiscono i soldi a conti bancari fuori dalla Catalunya. Però continuano dove sono, inamovibili, come il dinosauro di Monterosso.

Hanno saputo consolidare un'egemonia (nel senso gramsciano del termine) politica e culturale.

Gli errori non sono quelli di perseguire il loro sogno. E' legittimo.

Potrei enumerare molti errori, dal mio punto di vista, dell'indipendentismo, ma preferisco dirne uno solo che è l'ultimo che hanno commesso e continuano a trascinare: non ammettere la sconfitta. Non riconoscere che hanno perso la battaglia anche se vogliono vincere la guerra. Che lo stato non era un castello di carte. Che chissà converrebbe loro passare dalla "guerra di movimento" alla "guerra di posizione" (per tornare a due concetti gramsciani).

In realtà sembra chiaro che è una sconfitta della quale sono consapevoli, però che ha scatenato una guerra di potere all'interno del medesimo indipendentismo per egemonizzare il movimento. Chi si ferma è perduto e, sopratutto, sarà accusato di tradimento, di aver deposto le armi ai piedi del nemico. Nessuno vuole passare alla storia per aver firmato una resa. E' il gioco della gallina e nessuno vuole scendere dall'auto in corsa.

 

 

Qui sotto nelle foto: Quim Torra, Ines Arrimadas e Carles Puigdemont

 

 

7. Gli italiani a Barcellona e in tutta Spagna con diritto al voto sono moltissimi. Puoi ricordare a tutti i nostri lettori come si fa e quali documenti sono necessari per andare a votare?

 

- Purtroppo possiamo votare solo nelle municipali e alle europee. Come tutti gli aventi diritto riceveremo a casa il certificato elettorale con il quale potremo presentarci al seggio che ci corrisponde nel nostro quartiere e basta presentare il documento italiano (carta d'identità o passaporto). Per chi lo fa per la prima volta, ricordo che qui non ci sono schede uniche sulle quali bisogna marcare una croce. Si mette nella busta la lista del partito per cui si vuole votare (non esistono preferenze) e si introduce nell'urna. Potete portare da casa la busta già pronta (ogni partito vi invierà a casa la sua lista e la busta) oppure prenderla dai tavoli presenti nel seggio elettorale.

Votate bene, mi raccomando.

 

 

E’stato davvero un piacere Armando, grazie mille per la tua disponibilità e tutte le preziose informazioni che hai condiviso con noi e con i nostri lettori di IAB – Italiani a Barcellona.

 

 

 

 

 

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