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Invasione femminista a Barcellona per la festa delle donne

Una vera e propria invasione femminista si è registrata ieri 8 Marzo 2019 per le strade del centro di Barcellona. 200mila persone si sono riversate infatti a Plaza Catalunya e hanno percorso a piedi le varie strade del centro per rivendicare il diritto all‘uguaglianza per tutte le donne, in tutti i settori, nell‘ambiente lavorativo, familiare e sociale. Le manifestanti hanno richiesto anche maggiore attenzione per quanto riguarda la violenza di genere e le aggressioni sessuali, in un corteo pacifico e un‘atmosfera di festa.

 

Noi di IAB - Italiani a Barcellona abbiamo deciso per l‘occasione di intervistare una attivista femminista da moltissimi anni, di professione psicologa, molto conosciuta nell‘ambiente ma che per ragioni professionali ha preferito non rivelare la sua identità, quindi ci limiteremo a chiamarla R., l‘iniziale del suo nome di battesimo. Con l‘intervista abbiamo voluto dare voce a una visione femminista classica che può essere per certi versi discordante con le teorie femministe più attuali, in nome di una pluralità di opinioni che da sempre IAB rivendica. Speriamo di ricevere altri contributi da chi ama il tema e si impegna per i diritti civili, come abbiamo sempre fatto in passato e continueremo a fare anche in futuro.

 

 

- Buonasera Signora R., intanto grazie mille per il tempo che ha deciso di concedere a IAB. Ci piacerebbe avere una sua opinione sulla grande affluenza alla manifestazione femminista di Barcellona. Cosa ne pensa delle motivazioni e degli obiettivi di chi è sceso in piazza?

 

Permettetemi per prima cosa di dire grazie a voi per dedicare questo spazio a una battaglia che personalmente porto avanti da tanti anni. È vero, si può considerare un‘invasione e questo mi rende felice e orgogliosa di essere donna. È necessario dire che sono già parecchi anni che è venuta alla luce una certa sensibilità su questo tema, non solo in Spagna, ma anche in altre parti del mondo. La vera motivazione è una richiesta di maggiore attenzione sui temi legati alle donne, a riguardo della nostra emancipazione. 

 

 

- Pensa che siano stati raggiunti risultati importanti in questi anni?


Senza dubbio, ma non solo negli ultimi anni. Possiamo affermare tranquillamente che almeno da un secolo si sia registrato un progressivo miglioramento delle condizioni della donna nella società occidentale. Guardate, ho studiato molto il femminismo quando ero all‘Università. Mi viene da pensare al femminismo liberale, a quello anarchico o ai gruppi di donne che si riunivano, spesso segretamente, durante la rivoluzione industriale. Negli ultimi cinquanta anni tutto è stato più veloce, grazie anche ai media, ma non possiamo dimenticare quelle prime donne, il cui coraggio le spingeva oltre la paura della morte e tutte le donne nella storia che hanno lavorato, sudato, lottato per i diritti che oggi sembrano una banalità. 

 

 

- Quali sono quindi i veri obiettivi da raggiungere oggi e dove il femminismo può e deve ancora migliorare?


Gli obiettivi reali e raggiungibili nel futuro prossimo direi che sono almeno un paio. Il primo punto è l‘uguaglianza dei salari tra uomo e donna nello stesso ambiente e medesime condizioni di lavoro. Ritengo sia una grande ingiustizia che la donna abbia una paga minore rispetto ai colleghi uomini. Bisogna però anche dire che non sempre è così. Il secondo punto fondamentale è la paura. Noi donne, ancora oggi, abbiamo paura e spesso ci sentiamo minacciate verbalmente e fisicamente in situazioni quotidiane che non dovrebbero provocare condizioni di disagio. La psicologia di una donna è talmente vasta e sconfinata che può portarla a temere qualsiasi cosa le si aggiri. Il mio invito a tutte le donne è quello di lasciare fuori dalle proprie vite la paura. Su questo punto influiscono sicuramente anche i media, ma ritengo che sia un obiettivo più di natura psicologica, quindi è un lavoro su sé stesse. Le paure vanno affrontate con coraggio, non raggirate. A livello personale poi, ma credo che molte attiviste siano d‘accordo con me, il mio desiderio oggi è quello di riuscire con queste manifestazioni a sensibilizzare quei popoli che ancora sono molto arretrati nello sviluppo dei diritti delle donne. Penso ad alcuni Stati dell‘Africa e al Medio Oriente ma non solo. Le donne soffrono ancora molto in questi paesi.

 


- Quali sono, se ci sono, le cose che non le piacciono di queste manifestazioni e delle femministe attuali?


Certamente ci sono cose che non amo, non siamo perfette. Non mi piace la volgarità in una donna, abbiamo una sensibilità forse maggiore rispetto al sesso opposto e questo penso che sia un pregio da mantenere e non da sovvertire. Nemmeno generalizzare contro tutti gli uomini credo che sia una cosa saggia e alcuni slogan ritengo che siano puerili e inadatti. Noto che sempre maggiormente vi siano rivendicazioni, soprattutto verbali, a sfondo sessuale, che è una cosa che ho sempre odiato da parte degli uomini e di cui anche noi donne cominciamo purtroppo a farne vanto. La vagina e gli altri organi connessi, il ciclo mestruale e la masturbazione femminile subiscono una visione del tutto distorta, non deve essere certo motivo di vergogna come in passato ma neanche un vanto e un abuso per crearsi vie più semplici in tutti gli ambienti. Non so se riesco bene a spiegarmi (ride)... credo che l‘impegno e il merito siano alla base di tutto, sarò forse all‘antica ma non vedo alternative valide a questo. Poi lasciatemi dire un‘ultima cosa sull‘argomento. Nei giorni passati ho sentito di attiviste, credo in Argentina se non sbaglio, che gridavano di non volere più occuparsi della casa, della famiglia, dei propri figli. Ecco se esistono ancora attiviste giovani, serie, ventenni o trentenni, colgo l‘occasione per fare un appello. Diffidate da femministe di questo tipo, sono forse il male peggiore del femminismo. 

 

 

- Tornando a Barcellona, che è la città di cui noi ci occupiamo, come crede che stia reagendo a questi cambiamenti?


Molto bene direi. Lo dimostrano l‘affluenza a tutte le manifestazioni femministe a Barcellona. Credo che sia una delle città in tutto il mondo dove si è registrata la maggiore affluenza per l‘ 8 Marzo. Ricordiamo che il sindaco di Barcellona è una donna, la alcaldesa Colau. In ogni ambiente di lavoro esistono situazioni poco piacevoli a volte, ma le occasioni non mancano e la sensibilità e il desiderio di migliorare la condizione delle donne è notevole, da parte di tutti. Non solo nella politica, anche nel tessuto sociale della città. C‘è tanta strada da fare ancora ma il cammino è senza dubbio quello giusto.

 

 

 

È stato un vero piacere parlare con lei, la ringraziamo ancora per il suo tempo, per le riflessioni davvero interessanti e vogliamo fare i nostri migliori auguri a tutte le donne che seguono IAB - Italiani a Barcellona.

 

 

 

 

 

 

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