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Autunno e Indipendenza - Storie di una ragazza italiana a Barcellona

24/10/2018

Storie di una ragazza di 33 anni depressa e felice a barcellona.

 

Raffreddore e indipendenza.

 

Sono molto raffreddata. Mi sveglio alle cinque del mattino perchè non respiro più dal naso, cerco il Tachifludeck che ho portato dall'italia e non lo trovo. Provo a dormire poi mi sveglio e lo cerco ancora, lo cerco nella valigia vuota lasciata nel sottoscala, finalmente ne trovo uno. Alla menta.

La mia coniquilina cinese mi propone un frullato di erbe curative. Ma sono troppo triste per essere aperta al multiculturalismo, vorrei il minestrone di mia nonna in Sicilia.

Dovrò stare tutto il giorno in casa, senza uscire o distrarmi. E qui sorge un problema. Quando sei malato vuoi stare a Casa Tua.

Quella casa che sei sempre confuso su quale sia. 

Casa è... dove ho il lavoro, dove ho famiglia, dove ho amici, dove faccio il master...boh.

Solo quando stai male capisci qual è.

Sto male-casa. Sto male-nonna. Sto male-mio mare, sto male-mie strade...

 

e a proprosito di strade... 

 

mi sono ritrovata alla manifestazione del 1 ottobre 2018, un anno dopo il referèndum d'autodeterminación de Catalunya. Una passeggiata dal Centro della città fino all' Arc de Triomf e al Parlamento.

 Io ero in un gruppo di manifestanti sui 60 anni provenienti da paesini vicini, molti non nati in Catalunya ma trasferitisi a Barcellona dal Sud durante l'emigrazione degli anni ‘60.

(Anche qui come in Italia. Dove però la gente si ricorda solo dei cartelli affissi nelle case di Torino con su scritto: non si affitta ai meridionali).

Camminavo nelle grandi strade alberate.

 C'erano le " Yaya", le nonne, affacciate al balcone con le bandiere della Catalunya.

Spesso si intonava questo inno, centinaia di persone gridavano in catalano:

" El carrer serà sempre nostre"

 "Queste strade saranno sempre nostre" 

 

e a proprosito di strade, di febbre e di casa mia...

 

Mentre ero lì, (da ignorante, non conosco  e non  sono consapevole nè dei limiti nè delle risorse del sentimento indipendentista catalano) non sono riuscita a non commuovermi, pensando che dall'Italia da cui io vengo, la Sicilia, nessuno crede che le strade siano nostre. Sono di chi arriva, del nuovo colonizzatore, nostro è solo dall'ingresso della nostra Casa di 60 mq fino al balcone.

Nostro è il posto di lavoro fisso, nostro è il marito e la moglie che finalmente ha firmato un contratto dove dichiarerà che è nostro. Nostri i soldi che ci permetteranno di emigrare lontano se la situazione in Italia si complica.

 

E a proposito di strade, di febbre, di casa mia e di Salvini...

 

Ho la febbre, mi sento sola e non sono a casa. Un grillo in testa mi ha detto che dovevo assoutamente andarmene dall'Italia tre mesi fa. Credo che il simbolo di questa mia scelta possa essere rappresentato da Salvini. Salvini nelle mie strade, è troppo, me ne vado. Appartengo agli italiani vagabondi e ne sono fiera.  

Poi penso che dovrei tornare indietro e cacciare Salvini dalle mie strade. 

E poi tornare ancora indietro nel tempo e farlo anche con Berlusconi, con i primi programmi televisivi degli anni ‘80 con le donne oggetto in tanga. Con Emilio Fede. Con Salvo Lima e i concorsi pubblici truccati. Con la cassa del mezzogiorno abusata e vilipendiata.

Le nostre strade. 

 

Però attualmente potrei anche ringraziarlo Salvini... grazie a Salvini sono a Barcellona malata e triste, dal mio balcone vedo la Sagrada Familia e finalmente capisco che le strade sono importanti. 

 

 

Luciana Emme 

 

 

 

 

 

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