Copyright © Italiani a Barcellona -  2011-2020

Tutti i diritti riservati

  • Facebook Social Icon
  • Instagram Icona sociale
  • YouTube Social  Icon
  • Blogger Social Icon
  • Google+ Social Icon
  • Flickr Social Icon

Una ragazza italiana a Barcellona - In principio era il Borne

30/09/2018

In principio era il Borne

 

E ora?

Ora che pasa? Què pasarà... al futuro.

Sono qui. Mi sveglierò qui. In una stanzetta di un metro quadro davvero.

 La mia coinquilina cubana parla forte al telefono e io la sento perchè la mia stanza è attaccata alla cucina e al posto della porta ha un buco coperto da un telo.

Spero di stancarmi di stare qui, di desiderare il ritorno. La mia casa comoda a Torino. Ma se non accadesse?

 Se tutta la mia vita iniziasse ad apparirmi davvero superata, davvero non più la mia...?

C'è un balcone in questa casa surreale e bucata, da dove si vede in lontananza la Sagrada Familia... io la guardo per ore, con indosso il mio kimono blu.

Mia nonna dice sempre che le vere signore devovo stare sempre ben vestite e truccate, anche se sono in casa da sole. Se viene la morte mi troverà signorile, col mio kimono blu da camera, pronta a partire.

 

Arrivai a Barcellona per un caso.

 

Con le mie amiche abbiamo coniato il termine "Coso". Sta a indicare chi non sa cosa significhi dire sì e cosa significhi dire no. E se ti innamori di un Coso... beh, cazzi tuoi. Sei una tonta. A me era capitato.

 Poi un giorno arrivò a Torino il mio amico Davide, barcellonese ormai da anni. Piansi con lui per i miei problemi d'amore isterico-finto-drammatici e finimmo alle due di notte al solito Circolo Arci sotto casa mia. 

Inutile dire che la mia vita andava alla grande. Ciò che scrivevo vendeva, mi ero appena specializzata in psicoterapia ed ero iscritta al corso di boxe della mia palestra. Avevo imparato a schivare l’avversario senza sbilanciarmi indietro, così da poter tornare ad attaccarlo con un solo salto. Ero sicura di me, ero un leone.

 Mi piaceva nuovamente un Coso ma niente di che, qualche pensiero sul fatto che a 33 anni non avrò mai un figlio... che sono superficiale e invecchierò sola con la mia libreria e la mia scarpiera di decoltè coi tacchi a spillo. Insomma la mia vita era una merda. 

Erano le due di notte. Cinque persone in tutto al Circolo Arci sotto casa mia. Tre in fila per il bagno. Il mio amico Davide, io e un ragazzo bellissimo. 

"Passa prima tu" dico io al ragazzo bellissimo e così iniziamo a parlare e mi dice che andrà a suonare a Barcellona il 22 giugno. 

La mattina vado ad allenarmi al parco del Valentino con i pesi da un chilo e mezzo... dieci minuti senza stop a tirare pugni in aria davanti al fiume, le spalle mi bruciavano.

 A casa Francesco mi dice che dobbiamo scrivere il nuovo spettacolo, che l'anno prossimo debuttiamo al Teatro Stabile mica cazzi... che basta stare depressi... che arriverà lo scenografo la prossima settimana e dobbiamo capire se  usare il plexigas per creare i fantasmi....

Ma io ormai volevo solo dare pugni in aria. 

Feci un biglietto per Barcellona.

"Ti prego non andare al concerto del tipo" mi dice Fra. "Sembreresti una pazza" mi dice Davide, che mi ospita a Barcellona.

Non vado al concerto del tipo ma in un piccolo Bar nel Barrio del Borne e non succede niente. "Non parlo spagnolo", dico al bancone del bar. "No pasa nada".  Che espressione bellissima.

Niente pasa eppure tutto pasa, en un rato, in un momento. Ho solo bevuto del Vermouth in un bar buio, eppure. Tornai a Torino.

Settimande dopo mi scrisse il tipo bellissimo. 

"Cosa hai fatto in questo tempo? Barcellona anche tu? Incredibile siamo stati a Barcellona nello stesso periodo!"

  "Incredibile" dissi io.

Ma io avevo già in tasca il biglietto del ritorno al Borne. Del cambio. Dell'equivoco della mia vita. Un ragazzino stupido che non sapeva divertire. Mi aveva fatto fare il biglietto dell'inaspettato. Non sapeva cosa portava nelle sue mani vuote.

Ora sono qui, resterò pochi mesi e poi si vedrà. Dovrebbe essere bello ma tutto invece sembra pesante. 

No pasa nada. 

Cos'è che deve succedere?

Torno al bar Absentha. Bevo di nuovo un vermouth. Ha un altro sapore. Della lotta. Ma per cosa sto lottando io non lo so.

 

 Avevo finito per innamorarmi della gente allegra solo perchè volevo rubargli l'allegria. Che fosse vera o no. C'è chi ama e chi fugge. Di solito chi fugge è il più allegro.

 Avrei trovato l'allegria che mi mancava, che avevo vicino al cuore fino a qualche anno fa. Dovevo andare per il mondo a cercarla.

Che la profondità stia nel godere della propria allegria...questa la lotta.

Ho fatto l'amore per amore e anche solo per vivere un poco. Dovevo fare l'amore col mondo per un pò, solo per vivere, senza aspettarmi niente. E riuscire a non svegliarmi delusa la mattina, non trovando nessuno al mio fianco. Così è la ricerca. Ridi e piangi, passeggiando per un barrio a tarda notte. 

Venite a Barcellona, passeggiate per il Borne. Compratevi un kimono blu.

 

 

di Luciana M.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Please reload

Banner promozionale

LA TUA PUBBLICITÁ QUI