Il Referendum per l‘indipendenza della Catalogna

Il prossimo 1 Ottobre 2017 ci sarà il referendum per l‘indipendenza della Catalogna dallo Spagna. Una scissione culturale mai risolta tra il governo centrale di Madrid e la Generalitat catalana che, stavolta potrebbe portare davvero a esiti clamorosi. Ma è bene fare un pò di chiarezza su una situazione ormai degenerata a causa degli interessi politici, economici e mediatici di entrambe le parti in causa e dell‘ Unione Europea.


Proprio poche ore fa l‘Ansa ha rilasciato alcune dichiarazioni dell‘ambasciatore spagnolo in Italia Jesus Manuel Gracia: "Il primo Ottobre non ci sarà un referendum, perchè è illegale" e ancora "Il grave problema è che il governo regionale della Catalogna non rispetta le leggi e le sentenze della Corte costituzionale", ha aggiunto sottolineando che "si può parlare di tutto ma la legge è la garanzia dei cittadini nei confronti dei poteri pubblici".

Da Madrid, il Presidente del Governo Mariano Rajoy, nelle ultime settimane ha fatto di tutto per confermare la tesi dell‘ambasciatore in Italia, dapprima intimando ai Mossos d‘Esquadra (la polizia catalana) di opporsi con la forza, di recintare i seggi e addirittura di requisire i fogli elettorali. Sono stati arrestati alcuni funzionari pubblici catalani nei giorni scorsi, scatenando ancora di più l‘ira dei catalani indipendentisti. Ma l‘impressione è che il referendum si farà lo stesso. Che sia contro la legge o meno, l‘attuale Presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont, democratico 55enne, ex sindaco della città di Girona, definito dalla stampa “l‘uomo che fa tremare l‘Europa“, sembra convinto a dar voce ai milioni di indipendentisti che, da anni ormai, promuovono manifestazioni con sempre maggiore affluenza di persone a Barcellona e nel resto della Catalogna.


Queste le dichiarazioni alla stampa di Puigdemont, proprio oggi pomeriggio, aprendo in qualche modo al dialogo con il Governo centrale di Madrid: “Se al referendum del 1 Ottobre vincerà il 'sì', dal giorno dopo il governo catalano aprirà un periodo di transizione verso l'indipendenza nel quale proporrà l'avvio di un dialogo a Spagna e Ue. Speriamo che Madrid voglia mettersi d'accordo su come gestire la transizione": "Non vogliamo voltare le spalle alla Spagna".


Nelle scorse settimane si sono espressi a riguardo anche la alcaldesa di Barcellona, Ada Colau, in accordo col partito che rappresenta, Podemos, accusando Rajoy di avere attaccato i diritti dei cittadini catalani e di non rispettare la Democrazia, ma anche altri membri del governo di Madrid che, a loro volta, minacciavano di sospendere gli stipendi agli impiegati pubblici.


Ma facendo un passo indietro, quali sono le vere motivazioni per cui i Catalani vogliono l‘indipendenza? Non basterebbe un libro forse per rispondere, ma ci proviamo qui, riassumendo in poche righe. Prima di tutto per una questione culturale, infatti il dialetto o lingua catalana è una questione di tradizione e orgoglio che nessuno vuole perdere ed è usata negli uffici pubblici, nelle università e persino nei documenti ufficiali. Questo rende la Catalogna davvero differente dalle altre regioni della Spagna. In secondo luogo, la situazione economica per la quale, i Catalani accusano Madrid di essere la regione spagnola più oppressa dalle tasse e di non potere usufruire pienamente della ricchezza generata all‘interno della regione. La Catalogna è infatti una delle regioni più ricche della Spagna, grazie alle industrie, alle multinazionali presenti nel territorio e al turismo. La terza motivazione, infine, ha ragioni storiche per cui i Catalani, che già avevano raggiunto una forma di indipendenza e di autonomia durante l‘Impero Carolingio fino al 1714, videro sottrarsi la propria Terra dai Borboni, i quali si riappropriarono, usando anche la forza, della regione con conseguente riannessione allo Stato centrale controllato appunto da Madrid. I fatti storici del 1714 sono anche il motivo per cui, ogni anno, l‘ 11 Settembre, viene celebrata la Diada Nacional de Catalunya (il giorno nazionale catalano).


D‘altra parte ha ragione pure chi afferma che la Catalogna ha ricevuto molto dallo Stato in termini di infrastrutture all‘avanguardia, servizi pubblici e ha sempre riscosso una certa notorietà da sfruttare anche a livello turistico e commerciale grazie al marchio di Spagna, sinonimo di sole, divertimento e benessere. Inoltre le prospettive di creare un mini Stato potrebbero indurre l‘Ue a sfavorire l‘inserimento all‘interno della comunità, portando svantaggi economici e politici nell‘immediato futuro a tutti i livelli, ragione che potrebbe indurre le grandi aziende internazionali insediatesi negli ultimi anni sul territorio catalano a cambiare destinazione.


Se abbiano ragione o meno i Catalani o i Nazionalisti, questo lo lasciamo a voi lettori. Al momento i sondaggi parlano di pareggio tra indipendentisti e non, ma i primi sembrano godere di un lieve vantaggio che però andrà dimostrato, in ogni caso, alle urne il prossimo 1 Ottobre.




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