Il Barça vende Neymar per 220 milioni

Sembra un‘operazione da fantacalcio ma non lo è, uno schiaffo alla miseria però sicuramente si. La telenovela sportiva dell‘estate è giunta alla conclusione, con il Paris Saint Germain che ha deciso di pagare la clausola rescissoria di 220 milioni di €uro al Barça per assicurarsi le prestazioni di Neymar. Il fuoriclasse brasiliano, a Parigi, guadagnerà inoltre di stipendio netto più di 30 milioni di €uro all‘anno, per un affare complessivo con cifre da capogiro e che in molti non stentano a definirlo l‘affare del secolo.

Alla fine i petrodollari dello sceicco arabo, presidente del club parigino, hanno convinto Neymar e suo padre, agente dello stesso talento carioca, a lasciare Barcellona, dove il dualismo con l‘altra stella della squadra, Leo Messi, era diventato forse insopportabile.

Il Barça dopo un‘annata complicata, terminata con l‘addio del tecnico Luis Enrique, si trova quindi a ricostruire un nuovo ciclo senza Neymar, cominciando dal nuovo allenatore, Ernesto Valverde, che comunque continuerà ad avere a disposizione tutti gli altri fenomeni della generazione che ha portato il club catalano ad essere considerato il più forte al mondo.

Restano infatti a Barcellona, oltre a Messi, Iniesta, Piqué, Suarez, Busquets e le altre stelle, a cui si affiancheranno nella nuova stagione, gli acquisti di Paulinho, Semedo e Ousmane Dembelé, giovane talento francese di grandi prospettive che andrà a sostituire proprio Neymar.


Tornando proprio alle cifre da paura dell‘affare Neymar, viene da chiedersi se le regole imposte dalla Uefa sul FairPlay finanziario abbiano un valore, e se la risposta è si, ci chiediamo per chi abbiano valore, considerato che le spese fatte da alcuni club negli ultimi anni, rasentano i limiti dell‘insopportabile. Intervenuta addirittura la Merkel sull‘argomento, dicendo che le società di calcio dovrebbero limitare questo sperpero di denaro, a molti è sembrato un discorso di demagogia per fini politici. Però forse proprio a livello politico, l‘ Unione Europea potrebbe intervenire mettendo un tetto alle spese dei club e anche ai salari dei giocatori. Ne guadagnerebbe probabilmente il calcio, inteso come sport e non come business, si tornerebbe forse a puntare maggiormente ai settori giovanili e le squadre sarebbero rappresentate da giocatori della stessa zona geografica di appartenenza del club. Utopia d‘accordo ... ma è pur sempre meglio del fantacalcio.


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